Se sei un programmatore e vuoi cimentarti in questa modalità di lavoro dovresti per prima cosa padroneggiare le tue abilità di programmatore nelle specifiche mansioni per cui offri la tua professione.

Ricorda che i nodi vengono sempre al pettine quindi anche se sei tentato, non proporti per lavori che richiedono skill che non hai. Ti sentirai solamente frustrato quando l’azienda ti farà fare un test oppure ti metterà di fronte ad un problema che non hai mai affrontato senza che tu abbia la benché minima idea di dove cominciare.

Quali aziende assumono da remoto?

Il lavoro da remoto è offerto da sempre più aziende in Italia. In nord Europa il concetto di flessibilità è arrivato prima rispetto a noi e nel concetto di flessibilità dell’orario è insito anche il concetto di lavoro in mobilità. Da lì al lavoro da remoto è solo un altro passo.

Le agenzie senza dubbio riescono a gestire meglio il processo di lavoro da remoto rispetto alle grandi aziende, nella maggior parte delle quali ancora il concetto di telelavoro è visto come una mancanza di controllo sui propri dipendenti.

Piccole software house, agenzie di comunicazione e di marketing sono sicuramente le aziende migliori in cui iniziare avviare questa opportunità di lavoro.

Quali sono le professioni più ricercate per il lavoro da remoto?

La maggior parte delle professioni sono nel nostro ambito, per nostra fortuna. Sono tutte quelle legate al mondo del digital: sviluppo di software per web e mobile (incluse le app), IT e networking, data science e analytics, grafici e designer.

C’è anche una parte interessante di professionisti legato il mondo del writing (scrittori, traduttori, interpreti) e legal.

Credits: Nomadidigitali.it

Siti web per lavori da remoto

Ci sono molti siti che offrono la possibilità di intermediare tra aziende e freelancer, consentendo alle prime di proporre veri e propri progetti da affidare ai programmatori da remoto, oltre che collaborazioni continuative da remoto.

Upwork

Upwork è il posto ideale per trovare più clienti e per gestire e far crescere la tua attività di libero professionista.

Su Upwork gestisci la tua attività e scegli i tuoi clienti e progetti. Maggiore è il successo dei progetti, maggiore è la probabilità che vengano assunti dai clienti che utilizzano Upwork.

Twago

Su Twago puoi acquistare dei crediti (ne avrai 35 appena ti iscrivi) e proporti per i progetti che vengono ospitati sulla piattaforma. Alcuni progetti hanno dei fondi di deposito da parte del fornitore che funzionano come gli anticipi, ma sono intermediati dalla piattaforma.

Freelancer

Puoi scegliere fino a 20 skill di cui ti occupi e iniziare con il piano base (gratuito). I progetti sono organizzati anche per retribuzione (tra un minimo e un massimo) stabilita dal cliente.

La competizione è molto accesa e si vedono lavori pagati spesso molto poco.

PeoplePerHour

Molto simile a freelancer, anche nel layout.

Con un po’ meno competizione e un po’ più di guadagno.

Guru

Qui puoi acquistare crediti senza spendere una fortuna e contattare i clienti di tuo interesse: spesso si tratta di vere e proprie aziende.

Se cerchi offerte di lavoro per lo sviluppo di progetti più elaborati come app, mobile o sistemi da sviluppare in team, Guru offre progetti davvero interessanti e con un’ottima retribuzione.

Coderblock

Un capitolo a parte riguarda Coderblock, startup italiana nata nel 2016 e vincitrice di TechItalia 2018, conta ad oggi più di 2000 freelancer e più di 500 aziende, garantendo un notevole equilibrio nella concorrenza.

Il punto forte di questa piattaforma è che i freelancer non devono pagare per presentare i loro preventivi, come invece avviene in tutte le altre piattaforme: i crediti verranno scalati solo se il cliente accetta l’offerta, non gravando così, ingiustamente, sui chi non solo non è stato scelto, ma ha dovuto pagare per inviare un preventivo (un assurdità se pensi che ci hai impiegato anche del tempo per scriverlo).

La gestione del tuo tempo

Forse la cosa più difficile quando si programma da remoto è la gestione del tempo. Spesso nella programmazione si incorre in problematiche derivanti da bug che devono essere risolti, analisi che richiedono più tempo del previsto e dialoghi col cliente che non sempre sa quello che vuole o ha tutti i materiali necessari per concludere il progetto (soprattutto testi e immagini).

Quando dico che non sa quello che vuole intendo che spesso la logica che un programmatore ha bisogno per descrivere il funzionamento delle applicazioni – ma anche delle pagine di un sito web – è più complessa di quella che un cliente pensa perché prevede casistiche articolate e la gestione di situazioni spesso non prevedibili da chi non è del settore. È qui che va valutato un tempo addizionale per risolvere questi nodi prima di iniziare lo svolgimento del progetto.

Spesso accade invece che questi nodi accadano durante lo svolgimento, rallentandone l’esecuzione e complicando l’esecuzione del lavoro sia al cliente sia al programmatore. Dato che i professionisti siamo noi, dobbiamo essere noi a condurre il lavoro, definendo roadmap e incarichi precisi – per iscritto – precisando che qualsiasi cosa non scritta non è inclusa (così come fanno le agenzie viaggio quando organizzano un tour).

Taskomat

Ma quanto è importante l’organizzazione nella gestione del tempo? Dove ti segni scadenze, clienti, progetti, in modo da poter rispondere all’unica domanda che i tuoi clienti ti fanno sempre (oltre che quanto costa):

per quando sarà pronto?

Nelle varie declinazioni: quanto ci metti? per domani è pronto? è urgente. beh questo è facile dai ci metti poco.

Se hai solo qualche lavoro può bastare un file Excel o addirittura i promemoria del calendario. Però non appena ti trovi a seguire più di un cliente su progetti diversi, uno strumento come Taskomat, che sia semplice e intuitivo dove organizzare tutte le tue scadenze, ti permette anche di rispondere con serietà alla domanda di prima, senza trovarti poi a dover imprecare perché ti eri scordato di un lavoro da fare e ti tocca chiamare il cliente per scusarti.

O peggio ancora fai finta di niente e speri che lui si dimentichi della scadenza. Hint: i clienti non si dimenticano mai di nulla. Se non te lo dicono è solo perché se lo sono legati al dito.

Alberto Tiboni, CTO di Taskomat, ci ha concesso la sua testimonianza sulla sua visione di lavoro da remoto, che vi riporto integrale.

Vivo in cima a un monte, ho km di bosco a 20 metri dal portone di casa, ruscelli, alpeggi, fauna, flora, serenella e quant’altro… il paese più vicino è a 8km, la città più vicina a 45 abbondanti.

Dovrei stare 3 ore al giorno in macchina come minimo se non lavorassi da remoto.

Odio il traffico.

Non vedo l’ora che le auto si guidino da sole. Ma è un altro discorso.

Per me è diventato vitale avere il mio ufficio nel mio ambiente casalingo e non separare la vita professionale da quella personale (cosa molto sana se non ti fai prendere la mano) e avere la possibilità di plasmare la mia giornata perfetta e manifestarla in ogni giorno della mia vita per me non ha prezzo.

Ho la possibilità di seguire i ritmi biologici e non quelli industriali, di stare almeno 2 ore tutti i giorni immerso nella natura, fare lunghe passeggiate, respirare aria pura, bere acqua di fonte, prendermi cura dei miei pensieri in un ambiente adatto.

In estrema sintesi, per me lavorare da remoto è “solo” una condizione necessaria per poter perpetuare lo stile di vita dei miei sogni. 

Tipologie di lavoro da remoto

Puoi lavorare da remoto un po’, tanto o tantissimo.

Poco

Ci sono aziende che offrono lavoro da remoto per alcuni a giorni a settimana (solitamente da 1 a 3) come facilitazione per i programmatori che evitano la trasferta casa-ufficio (magari in un’altra città) o che organizzano in sede solamente le riunioni di pianificazione e di aggiornamento dei lavori e poi lasciano che l’attività di sviluppo sia condotta nelle rispettive abitazioni (o studi, di solito coworking).

Questa possibilità è di grande aiuto anche per le aziende, che possono ridurre le postazioni di lavoro, con conseguente risparmio sui servizi connessi e sulle metrature necessarie per ospitare gli sviluppatori (senza contare le ventole per raffreddare i trust di cervelli).

Tanto

Ci sono poi aziende che hanno una struttura organizzata per funzionare in remoto. In questi casi tutti o quasi tutti i dipendenti possono lavorare da casa grazie a precise mansioni che sono loro assegnate da un gestionale interno all’azienda, gestito da tutor che sono poi le persone di fiducia dell’imprenditore. Aziende più grandi e più organizzate riescono ad automatizzare anche questo livello grazie all’intelligenza artificiale.

Alcune aziende hanno provato, a mio parere con un risultato non brillante, ad utilizzare strumenti per monitorare l’attività dei dipendenti da remoto, installando software che registrino il tempo che viene trascorso davanti al pc. Il problema di questo approccio è che tenta di riprodurre un concetto che già è poco sensato nelle aziende in cui vige l’orario di ingresso e uscita: stabilire il tempo che una persona passa davanti alla sua postazione di lavoro equivalga all’assicurarsi un rendimento (minimo) di quella risorsa. E questo si associa ad un’idea di uguaglianza per cui si tende a dare a tutti i dipendenti lo stesso trattamento.

Le aziende più all’avanguardia dal punto di vista dello smart working invece hanno capito che quello che davvero motiva i loro dipendenti sono gli obiettivi assegnati e la ricompensa generata al raggiungimento degli obiettivi. Per fare questo, però, gli obiettivi devono essere graduali, raggiungibili e calibrati sulle capacità del singolo lavoratore, equilibrandone anche la reward corrispondente.

Tantissimo

In ultimo ci sono lavoratori freelance che, con la loro Partita IVA, sono veri e propri liberi professionisti. Lavorano per più clienti, dislocati per tutta Italia o a volte per tutto il Mondo, e con ciascuno di loro hanno un rapporto diretto. Riescono a gestire sia la parte commerciale sia quella di sviluppo e sono, in nuce, delle piccole aziende. Quando bene avviati, riescono a proseguire il loro lavoro grazie al passaparola, che nonostante l’era digitale, è ancora uno dei primi modi per portare avanti la propria attività.

Sempre se lavori bene.

Sono un’azienda: come faccio a trovare programmatori da remoto?

Se sei un’azienda che non ha mai provato una collaborazione da remoto di solito le paure riguardano per lo più l’affidabilità del programmatore che si propone. Sarà all’altezza? Cercherà di fregarmi? Mi lascerà con il lavoro a metà?

La risposta è fatta di due parti: patti chiari e amicizia lunga.

Patti chiari: definisci con precisione cosa ti serve

Leggo ogni tanto richieste di lavoro che sembrano più dei piagnistei: povero me, mi hanno fregato e ora sono molto arrabbiato (sottotitolo: te la farò scontare). Forse non è inutile sottolineare come non sia il modo migliore per iniziare un rapporto di lavoro (ma un rapporto in generale). A nessuno frega molto del passato di chi non conosce, ma quello che emerge è il probabile futuro che ti aspetta, ovvero quello di dover scontare le pene di un cliente restio a fidarsi di noi.

Quello che serve invece è dire e scrivere esattamente di cosa hai bisogno. Sarà un modo per potersi sedere al tavolo non solo in fase preliminare, ma anche durante i meeting per l’aggiornamento dei progetti, con i punti precisi da seguire.

Amicizia lunga: utilizza degli strumenti adatti

La fiducia si costruisce nel tempo. Non si regala a nessuno. Esistono sicuramente professionisti scorretti e che se ne approfittano. Così come esistono aziende che fanno altrettanto. Ma in definitiva la fiducia che si instaura tra azienda e professionista nasce soprattutto dal rapporto che li lega nel tempo.

Il consiglio migliore, se trovi un professionista affidabile, è tenertelo. Anche se costa qualche euro in più. Anzi, ti dirò di più: ci sarà sempre chi ti proporrà un prezzo inferiore. Valuta attentamente se ne vale la pena soprattutto valuta se è possibile contrattare un prezzo migliore, ma non illuderti che il tuo collaboratore ti stia “fregando” perché magari sta solo curando la qualità meglio di quanto farebbe il suo concorrente.

Se invece ne stai cercando uno nuovo, allora tieni in considerazione questi semplici punti:

  • sii onesto con lui e lui lo sarà (più facilmente) con te. Se provi a fregarlo in qualsiasi modo (anche infilando a forza lavori non preventivati) perderà la stima e la voglia di lavorare con te.
  • scrivi un contratto. Non serve un notaio per redigere un contratto. Metti per iscritto esattamente le cose che tu vuoi da lui e chiedigli di integrarlo con i dettagli. Rileggetelo insieme e quello sarà il punto di partenza del vostro lavoro. Stabilite per contratto i compensi, le modalità della collaborazione, le rate di pagamento e a cosa sono subordinate. Ma soprattutto inserite gli SLA.
  • chiama. Preferisci la comunicazione verbale a quella scritta in fase operativa. Se hai già definito tutto il da farsi, non ha senso mandarsi mail chilometriche per chiedere cose che si possono dire anche al telefono. Aiuta il mantenimento dei buoni rapporti e ti farà crescere la vostra fiducia reciproca.

Ricorda sempre che il professionista che hai assunto è un tuo collaboratore, non un tuo schiavo. Portagli rispetto e valorizza il suo operato. Se fa qualche errore faglielo notare perché capisca che per te è importante, non perché percepisca che lo vuoi umiliare.

Marco Montemagno: tech entrepreneur
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